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La sicurezza si costruisce con l’accoglienza

L’Eco di Bergamo del 6 gennaio 2015 intervista Don Fausto Resmini:

La sicurezza si costruisce con l’accoglienza

Il vescovo Beschi alla stazione per l’inaugurazione della nuova mensa Posto caldo di Servizio Esodo Gori: restituita a don Fausto parte della sua carità

Laura Arnoldi

Un taglio del nastro pieno di emozioni quello di ieri per l’inaugurazione della nuova mensa Posto caldo, alla stazione delle autolinee. Molte le persone presenti per la consegna, alla vigilia della Festa dei popoli, del luogo che potrà accogliere fino a 64 persone per volta, offrendo loro un pasto nella struttura gestita dal Servizio Esodo. Un servizio che quest’anno raggiunge i 25 anni di «presenza in strada» e reso possibile, come è stato più volte ricordato, dalla disponibilità di tanti volontari. 

Un progetto che ha visto la collaborazione tra diocesi e Amministrazione comunale, e che vuole essere segno di attenzione per chi vive nella città, talvolta ai margini, in situazioni di difficoltà. Significativa la presenza della Giunta comunle, di consiglieri regionali, parlamentari e del ministro Maurizio Martina. 

Il vescovo Francesco Beschi ha sottolineato che «la benedizione di questo luogo è il ringraziamento per quanto si costruisce nella città anche attraverso un rapporto virtuoso tra Chiesa ed amministrazione che porta frutti positivi». Il vescovo ha ricordato quanto sia importante, nella sua esperienza personale, il luogo della stazione: «Sono figlio di un ferroviere e per me la stazione era la casa. È un luogo di transito per tutti, ricchi o poveri, lavoratori o turisti. Un luogo che ha anche bisogno di sicurezza, ma la sicurezza si costruisce con l’accoglienza. La lunga storia del Servizio Esodo rappresenta la fedeltà della risposta che si sta dando ai bisogni». Il vescovo ha poi richiamato l’invito di Papa Francesco «a servire i poveri, accompagnarli attraverso l’incontro e difendere le persone nella loro povertà».

«Questa struttura è una piccola restituzione all’opera di carità compiuta da don Fausto Resmini con il Servizio Esodo – ha sottolineato a sua volta il sindaco Giorgio Gori –. È nostro desiderio essere vicini agli ultimi. È uno dei temi presenti nella nostra agenda. Ci proviamo con un progetto ereditato dall’amministrazione precedente, ma la cui realizzazione abbiamo voluto accelerare». Gori ha ringraziato don Fausto, gli operatori, i 70 volontari che quotidianamente impegnano il loro tempo e non si occupano solo di distribuire pasti caldi, ma offrono ascolto e cura. 

Con la voce rotta dalla commozione, l’assessore ai Lavori pubblici Marco Brembilla ha evidenziato come quella di ieri sia la sua prima inaugurazione per un’opera pubblica, intesa come «luoghi in cui le persone vivono». Il progetto è stato modificato rispetto all’originale con un incremento di posti da 40 a 64, e uno spazio attiguo destinato alla sede dei City angels: «La nuova pianificazione – ha detto Brembilla – è stata condivisa con don Fausto, inaugurando quella che vorrei fosse una modalità di lavoro di progettazione partecipata da attuare anche in futuro».

La parola è stata poi presa da Maria Carla Marchesi, assessore per la Coesione sociale: «Quella che per tutti è sempre stata chiamata la “mensa di don Resmini” è caratterizzata dall’attenzione concreta alla persona, a cui prima di tutto è necessario garantire rispetto e dignità. La mensa è un luogo di transito e a chi è di passaggio l’amministratore deve offrire un luogo dignitoso». Come presidente dell’Assemblea dei sindaci, Marchesi ha ricordato che la mensa non è un aiuto solo alla città, ma anche a tutto il territorio della provincia e che i sindaci verranno sensibilizzati a sostenere l’opera.

«Il riconoscimento della persona è al primo posto, al di là dei diversi stili di vita» ha assicurato don Fausto, ricordando che è «la prima volta che in questa città si mettono al centro i poveri considerati cittadini». I poveri sono tanti, anche nelle periferie: «Non aspettiamo che loro vengano da noi – ha continuato don Fausto –. Chiesa e politica si incontrano per lavorare insieme, la prima ha sempre a cuore i poveri e li pone al centro; la seconda si occupa del bene comune». 

È lunga la storia del Servizio Esodo, nata dall’attenzione per chi viene per strada: «Dalla strada si deve ripartire, la strada è il vero volto della città» ha detto Fabio Defendi, coordinatore del Servizio. E a raccontare della vita della strada e dell’importanza di trovare ascolto sono stati due testimoni. Il primo, Renato, un tempo alcolista e all’età di 50 rinato, anche grazie al Patronato di Sorisole e al suo «condottiero» don Fausto; il secondo, Martin, brasiliano da 12 anni in Italia: «Sono veramente contento oggi per questa festa».

Infine, una preghiera di Padre David Maria Turoldo è stata recitata – anche in arabo, inglese e romeno – prima della benedizione.