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Che ne è della promessa di trattenere il 75% delle tasse pagate in Lombardia?

Dove sono l’abolizione del ticket e del bollo auto? E che ne è della promessa di trattenere il 75% delle tasse pagate in Lombardia?

“L’ultimo bilancio della legislatura regionale certifica che le promesse di Maroni di cinque anni fa non sono state onorate. Parliamo del trattenimento del 75% delle tasse in Lombardia, l’azzeramento del bollo auto, dell’Irap e dei ticket sanitari. E non regge il solito e vecchio ritornello sui tagli di Roma, perché sono arrivati dal Governo 80 milioni in più per le infrastrutture grazie al Patto per la Lombardia, venti milioni in più per i trasporti, più risorse per il fondo sociale e anche per la sanità. Anche per le Province sono arrivati da Roma, complessivamente, 1,6 miliardi in più. Sono fatti che lo stesso assessore al bilancio ha riconosciuto in Conferenza Stato Regioni. Bene, con questi presupposti forse si poteva fare di più, certamente si poteva fare meglio, come faremo noi nel prossimo bilancio.” Così il capogruppo del Pd Enrico Brambilla ha annunciato in Aula mercoledì 20 dicembre il voto contrario del gruppo democratico al bilancio regionale 2018 – 2020, a conclusione di una sessione di bilancio che ha visto l’approvazione anche del collegato e della legge di stabilità regionale. Come annunciavamo la scorsa settimana (link all’articolo) i punti qualificanti sono il fondo per la riduzione dei superticket sanitari, che sarà di venti milioni l’anno, un sesto dell’introito attuale, la liquidazione delle quote di Asam dalla Città Metropolitana e alla Provincia di Monza per 207 milioni, l’istituzione di un fondo pluriennale di cofinanziamento per le infrastrutture di 270 milioni da qui al 2032 e di un fondo per l’edilizia sanitaria di 209 milioni. Con un emendamento dell’ultimo minuto la giunta ha invece introdotto un incentivo per l’acquisto di auto euro 5 o euro 6 per chi rottama una vecchia auto a benzina euro 0 o euro 1, diesel fino ad euro 3: avrà l’esenzione del bollo per tre anni e un contributo di 90 euro a coprire le spese per la rottamazione. Muro di gomma, invece, per i nostri emendamenti territoriali: il centrodestra ha chiuso le porte alle nostre richieste, forte della propria autosufficienza. Siamo ormai in campagne elettorale e la maggioranza non guarda più in faccia a nessuno.

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Le fake news sul referendum: facciamo chiarezza

Sul referendum del 22 ottobre su maggiore autonomia la Direzione del PD lombardo ha deciso di lasciare libertà di voto. E’ però evidente che la propaganda di Maroni e della maggioranza, arrivata ormai anche sugli organi istituzionali di Regione Lombardia, sta creando confusione e si moltiplicano le informazioni non veritiere sul percorso fatto e sulle reali conseguenze del voto e dell’eventuale confronto con il GovernoPer questo vogliamo fare un po’ di chiarezza tanto sui contenuti quanto sui costi di questa consultazione.

Qui trovate alcuni materiali utili in questi ultimi giorni prima del voto per fare corretta informazione:

SLIDE: Le fake news sul referendum: facciamo chiarezza

COSTI: Quanto costa davvero il referendum in Lombardia?
(trovate i materiali anche sulla pagina Facebook del Gruppo PD Lombardia)

questo link trovate un’analisi più dettagliata del percorso che ha portato al referendum e delle proposte del PD in tema di federalismo differenziato.

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Ridisegnare la Regione, valorizzare Bergamo

Immagine “Picnic Bay” di Rob Barber da Flickr.com

Editoriale di Beppe Facchetti pubblicato su l’Eco di Bergamo del 13 gennaio 2015:

Ridisegnare la Regione, valorizzare Bergamo

Non è solo questione di soldi. In tempi di scarsa finanza pubblica, è la progettualità che fa la differenza tra ordinaria amministrazione e visione dello sviluppo territoriale, puntando se mai a regolare con intelligenza il libero istinto di crescita dell’investimento privato, vedi Brebemi e operazione Percassi a San Pellegrino. Per Bergamo e la sua terra, Regione, Provincia e Comune capoluogo sono gli architetti di un futuro urgente. Le idee non costano, se sono buone si affermano. Dipendesse dai soldi, solo Roberto Maroni avrebbe un ruolo. Per Giorgio Gori, ci sono appena le risorse per fare l’ordinario, per Matteo Rossi non ne parliamo: non una lira per la parte politica, e dimezzamento delle competenze umane disponibili. Eppure, tutti e tre possono fare molto, se si coordinano. La politica non è aziendalismo, è costruire un futuro collettivo, e il pragmatismo lombardo può aiutare. Gori un segnale l’ha lanciato, quando ha deciso di ridurre imposte e procedure urbanistiche in cambio di nuovi insediamenti industriali innovativi. Non avendo soldi, ha scelto di rinunciare a chiederne una parte a chi può dare alla città quella crescita che l’Ocse raccomanda a tutto il nostro territorio. Parafrasando McLuhan, è il messaggio che conta, e questo non sfugge certo a Carlo Mazzoleni, che giustamente chiede pari attenzione per chi già c’è. L’innovazione, nell’era del web, non rispetta certo la cinta daziaria di un Comune, prova ne sia che il centro bergamasco più smart sta a Stezzano. Ma il segnale è chiarissimo, e qualifica una amministrazione. Vuol dire che Bergamo non vuole essere solo Accademia Carrara e Città Alta, turismo e cultura, né gestione burocratica di Ztl e orari dei negozi, ma intende stare, da protagonista, nel grande flusso dello sviluppo industriale avanzato. È così fin da quando i pionieri del tessile o Antonio Pesenti svegliarono il borgo sonnecchiante della loro epoca. Altri Comuni dovrebbero unirsi, all’insegna di una vera Grande Bergamo. E qui serve un coordinamento con la Provincia, finchè Delrio la lascerà vivere, perché il nuovo Statuto può essere lo strumento per favorire la condivisione delle buone pratiche. Rossi ha fatto i salti mortali per muoversi nel vuoto che gli si è voluto creare attorno, solo con qualche errore nelle nomine, e la cosa migliore che gli è riuscita è stata quella di far lavorare (gratis) assessori-non assessori in uno spirito di volontariato che fa contento il sentimento anti casta, ma che non potrà andar molto lontano. Eppure, la dimensione provinciale, in un territorio di  un milione di abitanti, è ancora indispensabile, perché occorre dar voce a 242 Comuni. Decisivo, infine, il discorso che riguarda il governatore della Lombardia, che ha in mano dossier decisivi per Bergamo come le ferrovie e le autostrade Pedemontana e Bergamo-Treviglio-Lodi,  ora fortunatamente con l’aiuto di un giovane assessore bergamasco, Alessandro Sorte, con Iacopo Scandella del Pd uno degli under 30 usciti dalle nostre urne. Nella recente delibera che ha dato alle Province, salvo l’agricoltura, tutte le vecchie competenze, ci sono sfide almeno da meditare in positivo. Maroni sogna la Lombardia a statuto speciale, ma questa è solo propaganda. Per il momento, sta tentando di fare una Provincia a statuto speciale, quella di Sondrio. Sarà che Sondrio è quasi l’ultima ridotta leghista, ma pensare ad uno Statuto specifico per le aree di montagna non è un’idea da buttar via. Potrebbe essere applicabile anche alla nostra montagna, dandole risorse e opportunità per non essere dipendente solo dal capoluogo? Quando si dice progettualità, è questo che intendiamo: ridisegnare da capo la Regione più sviluppata d’Europa, per realizzare al meglio la complementarietà di aree diverse ma omogenee, anche fuori dagli steccati antichi, ora che si vogliono abolire le Province e nasce Milano metropolitana. Anche la riforma sanitaria della Regione sembra muoversi in questa direzione, quando accorpa e spezza in due la Provincia di Bergamo riconoscendone la diversità socio economica, o ipotizza nuovi rapporti tra Bassa bergamasca, Alto cremonese e Lodigiano. Certo, ci vuole un gran coraggio e molta fantasia, ma il 2000 è già passato da 15 anni.