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Referendum consultivo, è iniziata la campagna mediatica

REFERENDUM CONSULTIVO, È INIZIATA LA CAMPAGNA MEDIATICA

Manifesti e spot ovunque, cresce il costo della consultazione. Assegnato il bando per il voto elettronico

Il referendum consultivo per la richiesta di trasferimento di maggiori competenze alla Regione è da qualche giorno un tormentone mediatico. Manifesti ovunque, spot su radio e tv, pubblicità sui giornali. Quanto costi questa poderosa campagna istituzionale lo scopriremo presto, i consiglieri regionali del Partito Democratico hanno già inoltrato richiesta ufficiale. Sono comunque soldi in più rispetto ai 46,5 milioni di euro già stanziati, ventidue dei quali per il voto elettronico. Su quel fronte c’è da registrare l’assegnazione del bando, avvenuta questa settimana a Smartmatic International. L’azienda, se il contratto verrà effettivamente siglato alla fine di luglio, dovrà fornire 24mila “voting machines” con relativo software e relativa formazione. Dunque il referendum ci sarà davvero ed avendo un quesito pleonastico, peraltro non essendoci quorum, diamo per scontato che vincerà il Sì. Il giorno dopo il governatore in carica andrà a Roma a chiedere di aprire la trattativa sul trasferimento di alcune competenze. Quali? Maroni, più volte sollecitato, non lo vuole dire. Insomma, se avessimo iniziato la trattativa due anni fa forse ora avremmo un risultato, ma a Maroni e alla Lega interessa più la propaganda.

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Referendum elettronico: 1 mln per la carta

Dal sito del PD Regione Lombardia:


REFERENDUM ELETTRONICO: UN MILIONE DI EURO PER CARTA E CANCELLERIA

La Regione apre un bando e ordina 11.550 urne elettorali di cartone. Altro che voto con un click!

Il referendum elettronico costerà un milione di euro di tipografia. Già, perché il voto al referendum consultivo padano per la maggiore autonomia della Lombardia su alcune materie sarà anche elettronico ma occorrono pur sempre i manifesti informativi, quelli con cui fuori da ogni seggio si spiega per cosa e come si vota, i manifesti di convocazione delle commissioni elettorali per la nomina degli scrutatori, i registri, i vari verbali, buste, fascette e cancelleria varia. La fornitura di tutto ciò è oggetto di un bando di gara della Regione aperto che si chiuderà il 22 marzo. Base d’asta, un milione di euro iva esclusa. A sorprendere, oltre al costo complessivo, è il materiale ordinato. Già, perché tra le cose che non ti aspetti è che per un referendum elettronico – un tablet in ogni cabina, il voto con un click, la volontà dell’elettore affidata a una memoria elettronica – servano ben 11.500 urne elettorali. Quelle, per intenderci, in cui si infilano le schede cartacee. Siccome le sezioni in tutta la Lombardia sono 9.300, una domanda sorge spontanea: a che cosa servono tutte quelle urne? Lo stesso dicasi per 10.230 pacchi cancelleria, composti da: 2 biro, spago, scotch, block-notes, buste,taglierino, colla, timbro -datario, tampone, 4 fogli protocollo, 2 matite, tempera matite, 2 gomme, 2 matite bicolore rosse e blu, carta robusta da pacchi per imballaggio. Mica male per un referendum elettronico!

Qui trovate l’elenco di tutto il materiale e qui il bando.

I costi del referendum sono in continua crescita, a dispetto delle chiacchiere grilline sul contenimento dei costi (avevano detto in Consiglio, senza timore di coprirsi di ridicolo, che le macchine per il voto elettronico potevano essere chieste in prestito da altri Paesi), veleggiano attorno a quota 50 milioni.

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Consorzi forestali: Fava pensi ai 400 lavoratori e al dissesto idrogeologico, non solo all’olio

Dal sito del Gruppo PD in Regione Lombardia:


Consorzi forestali

PD: “FAVA PENSI AI 400 FORESTALI CHE RISCHIANO IL POSTO E AL DISSESTO IDROGEOLOGICO, OLTRE CHE ALL’OLIO”


“L’assessore regionale all’Agricoltura Fava si preoccupa dell’olio tunisino, ma di 400 cittadini lombardi che rischiano nel giro di poco tempo di rimanere senza alcun lavoro, non gliene importa nulla e lo dice pure a chiare lettere”, sono allibiti i consiglieri del PD, componenti della VIII Commissione Agricoltura, dopo aver ascoltato i rappresentanti dei lavoratori dei Consorzi forestali lombardi, che oggi, martedì 22 marzo 2016, mentre in Aula si teneva la sessione europea del Consiglio, hanno manifestato fuori dal Pirellone. Per il secondo anno consecutivo, infatti, Regione Lombardia non ha finanziato i Consorzi forestali, che ha istituito e con denaro del bilancio autonomo ha sempre sostenuto. “Stiamo parlando di 7 milioni di euro che l’assessore ha deciso di spostare su altri capitoli perché, evidentemente, non gli interessa nulla della montagna, dei boschi, dei fiumi lombardi – commentano gli esponenti Pd –. Denaro che serve per la manutenzione del nostro territorio forestale e per scongiurare il dissesto idrogeologico. Inoltre, quest’anno i Consorzi non potranno nemmeno accedere ai fondi comunitari, poiché i bandi per le misure forestali previste dal Psr 2014-2020 a tutt’oggi non sono ancora stati aperti e anche di questo l’assessore è il primo responsabile”, aggiungono i consiglieri. “Come ci è stato riferito dalle rappresentanze sindacali, con questa politica la Giunta Maroni mette a repentaglio il futuro di 400 lavoratori dei Consorzi, appunto – continuano –. Più volte abbiamo sentito dire l’assessore che ‘non siamo mica la Sicilia o la Calabria’, facendo demagogia su scelte che non spetta a noi giudicare e confondendo attività che funzionano con sprechi noti, ma anche offendendo i nostri lavoratori che gestiscono 110mila ettari di bosco e dunque non sono sicuramente in soprannumero. Anzi, semmai sono veramente capaci di mantenere in ordine le nostre montagne e i territori boschivi di pianura, come di ripulire gli alvei dei fiumi”. Dopo l’incontro, il Gruppo del Pd intende intervenire urgentemente: “Se il denaro che Regione Lombardia non vuol mettere, potrebbe essere inserito nella variazione di bilancio di luglio, da qui ad allora bisogna assolutamente fare qualcosa. Il primo passo è far approvare la nostra risoluzione in Commissione Agricoltura, ma contemporaneamente è necessaria un’azione di convincimento almeno verso l’assessore al Bilancio Garavaglia che si impegni fin da subito per prevedere risorse in assestamento. Ma poi c’è bisogno di un ragionamento di prospettiva, serve dare continuità e programmazione al sostegno ai nostri Consorzi forestali. In ballo ci sono non solo tutti questi posti di lavoro, ma anche e soprattutto la prevenzione del dissesto idrogeologico di una regione fortemente a rischio”.

Milano, 22 marzo 2016

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Incontro sul progetto di legge “Dopo di noi” e riforma sanitaria

Venerdì 16 ottobre, ore 20,45, presso la sala Bonorandi di Nembro, incontro sulla riforma sanitaria lombarda (con Jacopo Scandella, Mario Barboni e Claudio Arici) e sul progetto di legge “Dopo di noi” (con l’on. Elena Carnevali e l’Ing. Marco Caselli dell’associazione l’Orizzonte di Nembro). Vi aspettiamo numerosi.

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Moschee, la legge «esclude» l’Islam: scontro in Regione

"Moschea a Djibouti" di Aurelio Candido da Flickr.com
“Moschea a Djibouti” di aurelio candido da Flickr.com

Dal Corriere della Sera, edizione Milano, del 23 gennaio 2015, un articolo di Andrea Senesi:

Moschee, la legge «esclude» l’Islam: scontro in Regione

Testo approvato in Commissione, rischio ricorsi Il Pd: foga antimusulmana. Lega e Fi: regole chiare Una legge pensata per disciplinare attraverso regole urbanistiche più severe la nascita di nuove moschee. Con il paradosso però che le norme indicate non si applicherebbero ai centri islamici. È ancora polemica in Regione. Il già contestato provvedimento in materia di luoghi di culto, “bocciato” per tre volte dall’ufficio legislativo dello stesso Pirellone per alcuni aspetti a rischio di costituzionalità, si arricchisce di un nuovo aspetto quantomeno controverso. La versione definitiva del testo, approvata ieri dalla Commissione e che arriverà in aula martedì per il via libera definitivo, fa infatti riferimento esclusivamente a quei culti che abbiano sottoscritto un’intesa con lo Stato italiano (e l’Islam non l’ha mai fatto), che abbiano una “presenza diffusa, organizzata e consistente”, che abbiano statuti che “esprimano il carattere religioso delle loro finalità istituzionali”, e che infine abbiano stipulato “una convenzione ai fini urbanistici” con il Comune.  Norme più severe per tutti, insomma, tranne che per gli islamici, a cui la possibilità di realizzare luoghi di culto viene di fatto preclusa in partenza. “Il risultato — osserva allora Jacopo Scandella del Pd — è che nella foga anti moschea il centrodestra finisce per applicare le restrizioni alle chiese cristiane protestanti, ai templi buddisti e alle sinagoghe”. Eccole, comunque, le nuove regole: telecamere all’esterno collegate con la questura, parere preventivo di polizia e residenti, aree parcheggi grandi almeno due volte la superficie dell’edificio e obbligo per i Comuni di procedere a valutazione ambientale strategica (Vas). Soddisfatti gli esponenti della maggioranza. “Oggi il centrodestra ha dimostrato che in Italia c’è ancora qualcuno che non si è sottomesso all’Islam. Combatteremo anche per coloro che invece si sono già arresi”, commenta il capogruppo leghista Massimiliano Romeo. “Il nostro dovere è tutelare i cittadini, qualsiasi religione professino. Per questo, valutando le condizioni attuali e le proposte inaccettabili presentate finora, abbiamo deciso di fissare regole chiare”, aggiunge Fabio Altitonante di Forza Italia: “A Milano, poi, è anche una questione urbanistica. Oltre alla necessaria distanza da altri luoghi di culto, si è pensato, ad esempio, ai problemi con parcheggi, collegamenti, viabilità? Il Comune adesso dovrà attenersi a criteri precisi”. Il Movimento Cinque Stelle annuncia battaglia in aula: “È un pastrocchio urbanistico — dice Eugenio Casalino —. Oltre a una pregiudiziale di costituzionalità, proveremo a scardinare il dispositivo attraverso gli emendamenti”.

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Ridisegnare la Regione, valorizzare Bergamo

Immagine “Picnic Bay” di Rob Barber da Flickr.com

Editoriale di Beppe Facchetti pubblicato su l’Eco di Bergamo del 13 gennaio 2015:

Ridisegnare la Regione, valorizzare Bergamo

Non è solo questione di soldi. In tempi di scarsa finanza pubblica, è la progettualità che fa la differenza tra ordinaria amministrazione e visione dello sviluppo territoriale, puntando se mai a regolare con intelligenza il libero istinto di crescita dell’investimento privato, vedi Brebemi e operazione Percassi a San Pellegrino. Per Bergamo e la sua terra, Regione, Provincia e Comune capoluogo sono gli architetti di un futuro urgente. Le idee non costano, se sono buone si affermano. Dipendesse dai soldi, solo Roberto Maroni avrebbe un ruolo. Per Giorgio Gori, ci sono appena le risorse per fare l’ordinario, per Matteo Rossi non ne parliamo: non una lira per la parte politica, e dimezzamento delle competenze umane disponibili. Eppure, tutti e tre possono fare molto, se si coordinano. La politica non è aziendalismo, è costruire un futuro collettivo, e il pragmatismo lombardo può aiutare. Gori un segnale l’ha lanciato, quando ha deciso di ridurre imposte e procedure urbanistiche in cambio di nuovi insediamenti industriali innovativi. Non avendo soldi, ha scelto di rinunciare a chiederne una parte a chi può dare alla città quella crescita che l’Ocse raccomanda a tutto il nostro territorio. Parafrasando McLuhan, è il messaggio che conta, e questo non sfugge certo a Carlo Mazzoleni, che giustamente chiede pari attenzione per chi già c’è. L’innovazione, nell’era del web, non rispetta certo la cinta daziaria di un Comune, prova ne sia che il centro bergamasco più smart sta a Stezzano. Ma il segnale è chiarissimo, e qualifica una amministrazione. Vuol dire che Bergamo non vuole essere solo Accademia Carrara e Città Alta, turismo e cultura, né gestione burocratica di Ztl e orari dei negozi, ma intende stare, da protagonista, nel grande flusso dello sviluppo industriale avanzato. È così fin da quando i pionieri del tessile o Antonio Pesenti svegliarono il borgo sonnecchiante della loro epoca. Altri Comuni dovrebbero unirsi, all’insegna di una vera Grande Bergamo. E qui serve un coordinamento con la Provincia, finchè Delrio la lascerà vivere, perché il nuovo Statuto può essere lo strumento per favorire la condivisione delle buone pratiche. Rossi ha fatto i salti mortali per muoversi nel vuoto che gli si è voluto creare attorno, solo con qualche errore nelle nomine, e la cosa migliore che gli è riuscita è stata quella di far lavorare (gratis) assessori-non assessori in uno spirito di volontariato che fa contento il sentimento anti casta, ma che non potrà andar molto lontano. Eppure, la dimensione provinciale, in un territorio di  un milione di abitanti, è ancora indispensabile, perché occorre dar voce a 242 Comuni. Decisivo, infine, il discorso che riguarda il governatore della Lombardia, che ha in mano dossier decisivi per Bergamo come le ferrovie e le autostrade Pedemontana e Bergamo-Treviglio-Lodi,  ora fortunatamente con l’aiuto di un giovane assessore bergamasco, Alessandro Sorte, con Iacopo Scandella del Pd uno degli under 30 usciti dalle nostre urne. Nella recente delibera che ha dato alle Province, salvo l’agricoltura, tutte le vecchie competenze, ci sono sfide almeno da meditare in positivo. Maroni sogna la Lombardia a statuto speciale, ma questa è solo propaganda. Per il momento, sta tentando di fare una Provincia a statuto speciale, quella di Sondrio. Sarà che Sondrio è quasi l’ultima ridotta leghista, ma pensare ad uno Statuto specifico per le aree di montagna non è un’idea da buttar via. Potrebbe essere applicabile anche alla nostra montagna, dandole risorse e opportunità per non essere dipendente solo dal capoluogo? Quando si dice progettualità, è questo che intendiamo: ridisegnare da capo la Regione più sviluppata d’Europa, per realizzare al meglio la complementarietà di aree diverse ma omogenee, anche fuori dagli steccati antichi, ora che si vogliono abolire le Province e nasce Milano metropolitana. Anche la riforma sanitaria della Regione sembra muoversi in questa direzione, quando accorpa e spezza in due la Provincia di Bergamo riconoscendone la diversità socio economica, o ipotizza nuovi rapporti tra Bassa bergamasca, Alto cremonese e Lodigiano. Certo, ci vuole un gran coraggio e molta fantasia, ma il 2000 è già passato da 15 anni.