Telgate e scampia, follie d’estate

Dal Corriere della Sera, edizione Bergamo, di sabato 8 agosto 2015, un editoriale di Davide Ferrario:

Telgate e scampia

Follie d’estate

Qualche settimana fa Fabrizio Sala, sindaco di Telgate, ha indirizzato ai suoi cittadini una lettera in cui li invitava a delegarlo a chiedere allo Stato, per ciascuno di loro, un contributo quotidiano di 37 euro: la stessa cifra destinata all’assistenza di un profugo. L’iniziativa, come molte trovate populiste, ha subito suscitato un notevole can can mediatico, tornando però presto indietro come un boomerang. L’hanno trovata una genialata, per esempio, quelli di Scampia, il luogo principe di Gomorra, che si sono affrettati a chiedere anch’essi il contributo. Proprio loro, indicati da sempre dai leghisti (lo è anche Sala) come nefando esempio di assistenzialismo improduttivo. E l’altro giorno Il Tempo ospitava due pagine di lettere che chiedevano all’unisono: «Date anche a noi i 37 euro giornalieri!». Intanto, bisognerebbe spiegare che, di questi famosi 37 euro, direttamente in tasca a ciascun profugo ne finiscono 2,50. Cifra che non sposterebbe di molto la condizione degli italiani indigenti. Il resto va a finanziare le spese e il lavoro di chi si occupa della loro assistenza: cioè, altri italiani. Semmai, quindi, l’iniziativa servirebbe a rimpinguare le casse del Comune, non dei suoi cittadini. E poi: da dove arriverebbero questi soldi? Dalle tasse pagate dai contribuenti, ovvio; in un lugubre gioco di vasi comunicanti. A meno di chiederli alla UE, come si fa per quelli dei profughi: ma sembra difficile convincere Bruxelles che le condizioni di miseria nazionale, che pure ci sono, siano omologabili a quelle di chi arriva sui barconi. Ma c’è un altro paradosso. Sala dice di considerare i 37 euro una sorta di «reddito di cittadinanza», ma la realtà è che quella cifra è uno stanziamento a tempo. Vale, cioè, finché il profugo riceve l’asilo definitivo oppure viene rimandato indietro. In media, circa diciotto mesi. Perciò, cosa dovremmo fare del connazionale che dopo un anno e mezzo dimostrasse o meno il suo stato di bisogno? Nel migliore dei casi, gli si toglie il sussidio e gli si dice: «Arrangiati», come di fatto si fa con i richiedenti asilo. Nel peggiore, lo si deporta; o lo si confina in un luogo dal quale non può allontanarsi. Per un telgatese la soluzione migliore potrebbe essere Montisola. Quello dei migranti e quello della povertà crescente in Italia sono due problemi seri. Sarebbe meglio trattarli come tali. Il sindaco di Telgate riesce sicuramente meglio nell’affrontare i problemi locali: il sito del Comune, per esempio, promuove un lodevole programma di contributi alla cremazione. Senza chiedere soldi allo Stato o alla UE. E neanche ai profughi.

 

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